Pet food industriale è sicuro?

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Il Pet food industriale è sicuro ma non devi sottovalutarne i potenziali rischi. Scopri le norme che regolano la produzione del cibo per animali commerciale

Il cibo per animali commerciale è sicuro ma non bisogna sottovalutarne i potenziali rischi. I contaminanti di cui preoccuparsi nella produzione di pet food sono molti, ma un attento controllo delle materie prime garantisce un prodotto sano. In questo articolo, ci si propone di fare una rapida panoramica delle “sostanze nocive” che potrebbero contaminare gli alimenti per animali e quali debbano essere i controlli per il pet food.

Cibo per animali e sicurezza alimentare

Una delle proprietà che dovrebbe caratterizzare qualsiasi alimento è che esso non rappresenti una minaccia per chi lo consuma. Poter contare su una dieta sana è importante per tutti, anche per gli animali domestici. L’Unione Europea ha dedicato grande attenzione in questi ultimi anni alla sicurezza alimentare anche per il pet food, al fine di garantire un livello elevato di tutela della vita e della salute di tutti, umani e animali. Ogni proprietario si aspetta che il cibo commerciale per cane e gatto che acquista, sia fonte di nutrimento e benessere senza comportare alcun rischio per la sua salute. Secondo l’art. 4 del Reg. 767/2009 gli alimenti per animali sono conformi alla legge e, quindi, vendibili se:

  • sicuri e non nocivi;
  • genuini;
  • etichettati e imballati secondo regolamento;
  • non contengono materiali vietati o soggetti a restrizioni che non possono essere immessi nel mercato.

HACCP e regolamentazioni del pet food

Qualsiasi azienda produca e immetta sul mercato pet food deve seguire delle procedure igieniche che permettono di minimizzare, o addirittura escludere del tutto, la presenza di contaminanti nel prodotto finito. A tal fine, dovrebbe dotarsi di un sistema HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) per garantire la sicurezza del cibo per animali e le qualità igienico-sanitarie dell’alimento nella filiera produttiva. L’HACCP ha lo scopo di controllare i rischi biologici, chimici e fisici nell’intero processo di approvvigionamento e produzione degli alimenti: coltivazione, raccolta, lavorazione, produzione, conservazione, distribuzione e commercializzazione.

Contaminanti nel pet food

I contaminanti che si possono trovare negli alimenti per animali possono essere di natura biologica o chimica. 

  • contaminanti di natura biologica: comprendono sia organismi vitali (virus, batteri, muffe, protozoi e altri parassiti), sia tossine da essi prodotte. Per quanto riguarda la possibile presenza di microrganismi e parassiti, la cottura che caratterizza la produzione del pet food tradizionale (ovvero, i mangimi secchi, semi-umidi e umidi) rappresenta un processo di sanificazione molto efficace del prodotto e praticamente azzera ogni rischio (esistono rari casi di ritrovamento di batteri patogeni in mangimi estrusi, presumibilmente per fenomeni di contaminazione da parte di animali infestanti, avvenuti dopo la cottura e prima del confezionamento delle crocchette). Viceversa, il ritrovamento di batteri patogeni nelle carni crude congelate che vengono commercializzate come alimenti per cani e gatti è piuttosto frequente, soprattutto nella carne di pollo.
  • contaminanti di natura biologica: tra queste, la minaccia di gran lunga più importante è quella rappresentata dalle micotossine, tossine di origine fungina termoresistenti e dotate di notevole tossicità. Possono contaminare le piante in cultura ma anche durante la fase di raccolta, trasporto e lo stoccaggio delle materie prime. In modo particolare alcuni prodotti di origine animale, i cereali, la frutta secca, possono venire contaminati da micotossine. Paradossalmente, la legislazione europea sulle regolamentazioni del pet food prevede dei limiti di legge ben precisi solo per una categoria di micotossine, le aflatossine (Reg UE 574/2011), limitandosi a consigliare, per quanto concerne l’alimentazione animale, dei valori soglia da non superare per tutte le altre tipologie di micotossine (Raccomandazione UE 576/2006). L’assenza di una normativa precisa rende imprescindibili i controlli da parte delle aziende. Tra le materie prime maggiormente a rischio di contaminazione da micotossine ci sono i cereali, il mais in particolar modo.
  • contaminanti di natura chimica rappresentati da numerose categorie, come le materie prime di origine vegetale che potrebbero contenere residui di pesticidi,diserbanti e fertilizzanti chimici o gli alimenti di origine animale residui di sostanze chimiche tossiche che tendono ad accumularsi nel tessuto adiposo come la diossina, i PCB e i metalli pesanti. Da questo punto di vista non vi è dubbio che l’ambiente marino soffra di un maggior inquinamento rispetto a quello terrestre, con conseguenze sulle materie prime a base di pesce. Per quanto concerne la possibile presenza di residui di farmaci negli alimenti di origine animale, essa non può essere completamente esclusa, sebbene la legislazione europea preveda dei tempi di sospensione ben precisi per i farmaci che vengono somministrati agli animali di interesse zootecnico (dove, per sospensione, si intende un adeguato periodo di “smaltimento” del farmaco, ovvero il lasso di tempo, diverso per ogni molecola, che deve trascorrere tra la somministrazione del farmaco e la macellazione dell’animale).

Azioni fraudolente ai danni di aziende del pet food

Purtroppo, esiste anche la possibilità che, ad insaputa dell’azienda che produce il pet food, vengano impiegate materie prime che sono state adulterate mediante l’aggiunta fraudolenta di sostanze tossiche, come accadde, ad esempio, nel tristemente noto scandalo della melamina, che ebbe luogo nel 2007.

Il pet food è sicuro in quanto controllato 

Nonostante che i potenziali contaminanti del pet food siano indubbiamente numerosi, gli attenti controlli a cui oggi le aziende sottopongono sia le materie prime, sia i prodotti finiti, rendono estremamente improbabile la loro presenza in concentrazioni potenzialmente pericolose negli alimenti industriali per cani e gatti. A questo proposito potrebbe essere interessante consultare il sito della Food & Drug Administration (FDA) che riporta i casi di richiamo dal mercato di alimenti per animali negli Stati Uniti. Si potrà osservare come, nella maggior parte dei casi, il ritiro di pet food per cani e gatti riguardino carni crude congelate contaminate da batteri patogeni. Viceversa, i richiami di cibi industriali sono rarissimi e il più delle volte dipendono da problemi di inadeguatezza nutrizionale del prodotto (carenza o eccesso di un determinato nutriente) e non dalla presenza di contaminanti.

Cibo per animali e notizie infondate

  • il cibo per animali cucinato a casa è meglio di quello industriale: falso e non avere una conoscenza approfondita delle esigenze nutrizionali di un animale può provocare danni. 
  • Il pet food commerciale è fatto con gli scarti e contiene additivi dannosi: falso. Esistono leggi e controlli severi in materia di produzione per mangime destinato agli animali;
  • la produzione di cibo per cani e gatti è scarsamente controllata: falso. Dai controlli interni a quelli esterni dei servizi veterinari, le aziende assicurano un livello di sicurezza elevato.

In conclusione, sebbene i mangimi industriali per cani e gatti evidenzino senza dubbio un grado di sicurezza igienico-sanitaria molto elevato, è bene che le aziende che producono pet food non trascurino mai di verificare la possibile presenza di contaminanti nelle materie prime che entrano in mangimificio e nel prodotto finito prima della sua commercializzazione.

Se ti abbiamo incuriosito e vuoi sapere di più o hai necessità di un consiglio, contattaci e scrivi nei commenti, i nostri esperti sapranno aiutarti.

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