Gattino orfano: scopriamo come prenderci cura di lui.

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Cura del gattino orfano: scopriamo la corretta gestione dell’ambiente in cui dovrà vivere e l’alimentazione più adatta a lui.

Per chi come me lavora in una struttura veterinaria, non è raro ricevere richieste di aiuto sulla gestione del  gattino orfano o di pochi giorni, rifiutato dalla mamma o abbandonato sul ciglio della strada.

Nonostante la divulgazione sull’importanza della sterilizzazione, la gestione del gattino orfano resta una priorità delle strutture veterinarie e delle associazioni.

La cura del neonato è un processo che richiede tanta pazienza, impegno e passione, senza i quali difficilmente si riuscirebbe ad avere un risultato positivo.

La prima cosa da fare è quella di rivolgersi a degli esperti: personale sanitario (Medici Veterinari o tecnici veterinari), o volontari con elevata esperienza nel trattare i neonati, che ci guideranno nella gestione dei piccoli nel loro periodo critico, le prime settimane di vita.

Il percorso è lungo e giorno dopo giorno noteremo come si modificano sia il comportamento che l’aspetto fisico. Il cucciolo di gatto nasce cieco, sordo e presenta il moncone del cordone ombelicale che cadrà dopo circa 6 giorni; fra i 7 e i 10 giorni comincia ad aprire gli occhi che presentano un’iride grigio-bluastra; dai 14 in poi comincia a camminare, esplorare l’ambiente circostante e spuntano i dentini.

Il momento più critico sono proprio i primi giorni di vita, ma come ci dobbiamo comportare se dovessimo trovare un gattino orfano di mamma?

Nel prestare il primo soccorso ad un neonato vanno subito verificati i parametri vitali, temperatura corporea e glicemia e ripristinati così da permettergli di rimanere in vita.

Temperatura corporea e Temperatura ambiente

La temperatura basale di un gattino alla nascita varia dai 35.2 e 37 °C, temperatura che andrà normalizzandosi verso i valori di un animale adulto durante le prime quattro settimane di vita (Silverstein & Hopper, 2014). 

Il piccolo micio avendo un metabolismo ancora immaturo, ha una scarsa capacità di termoregolazione in più, senza la mamma gatta che lo riscaldi, avrà bisogno di essere tenuto in un ambiente con temperatura controllata.

Nella prima settimana di vita la temperatura ideale dell’ambiente in cui dovrà vivere va dai 29 ai 32°C, nella seconda dai 26 ai 29 °C, nella terza settimana dai 23 ai 26°C fino ad arrivare a 23°C nella quarta settimana.

Se non si dovesse avere un termometro a disposizione, sbagliato non sarà porre una fonte di calore vicino al gattino per riscaldarlo, utilizzando o una bottiglia con dell’acqua calda, o una borsa dell’acqua calda, o un getto come quello dell’asciugacapelli tenendo presente che però potrebbe risultare rumoroso o una lampada posta a debita distanza.

L’ambiente ideale potrebbe essere ottenuto utilizzando un trasportino o una scatola mettendo al suo interno una traversina o un asciugamano o una copertina che separi la fonte di calore dal micino.

Gestione della glicemia attraverso l’alimentazione

Una volta che il neonato ha ripreso una temperatura adeguata, il focus si sposterà sul mantenimento della glicemia attraverso una corretta alimentazione, il gattino deve mangiare ma è di fondamentale importanza non provare ad alimentarlo senza aver prima stabilizzato la temperatura: l’ipotermia non gli permetterà di deglutire adeguatamente e di svolgere i normali processi digestivi.

Evitare anche di alimentare il gattino orfano con latte vaccino o di capra che contengono valori di lattosio (dal 4,5% al 5%) superiori a quello del latte da gatta (4,2%), l’assunzione provocherebbero una sintomatologia gastroenterica. Altro alimento che erroneamente viene somministrato sono gli omogeneizzati per bambini, anche questi vanno evitati perchè contengono cipolla o aglio tossici per i nostri amici a quattro zampe.

Ma come scegliere il latte in polvere più adatto tenendo presente che i gatti neonati non sono dotati di un sistema immunitario efficiente e, se gattini abbandonati, non hanno la possibilità di assumere colostro dalla mamma?

Sappiamo che il colostro è una speciale sostanza, secreta dalle ghiandole mammarie di tutti i mammiferi, durante le prime 24-72 ore. É un liquido straordinario che contiene una sorprendente quantità di sostanze attive: immunoglobuline, fattori di crescita, vitamine, minerali ed amminoacidi. I gattini orfani purtroppo non hanno la possibilità di essere alimentati con il colostro, è per questo che la scelta deve ricadere su di un latte maternizzato di qualità, con le percentuali di grassi, proteine, calcio, taurina e arginina il più vicini a quello del latte della gatta.

L’alimentazione del neonato deve seguire delle regole ben precise. Il latte da somministrare deve avere una temperatura di circa 38°C, non forzare mai il piccolo ad alimentarsi riempendogli la bocca con il latte: qualora il cucciolo non fosse in grado di deglutire adeguatamente, o qualora la conformazione della sua bocca non fosse idonea all’alimentazione per os (esempio per patologie come la palatoschisi congenita), ci sarebbero complicanze che potrebbero portare alla morte del paziente, prima tra tutte la polmonite ab ingestis, qualora l’alimento dovesse andare di traverso giungendo nei polmoni.

Tra gli strumenti da utilizzare per alimentare un neonato consiglio un biberon di dimensioni adeguate alla bocca del gattino, nell’urgenza se non dovessimo averlo possiamo utilizzare una siringa senza ago. Un altro aspetto da non sottovalutare è l’aver cura di mantenere la massima igiene di tutti gli strumenti che utilizzeremo per la cura e l’alimentazione del micio.

La posizione corretta per alimentare il neonato è rigorosamente a pancia in giù e non a pancia in su (posizione naturale per un bambino, ma molto pericolosa per un animale), tenendo la testa sollevata rispetto al corpicino.

Ma ogni quante ore deve essere allattato?

La frequenza dell’allattamento varia in base all’età del neonato. Un piccolo di pochi giorni di vita deve essere nutrito ogni due ore, anche di notte, e con l’avanzare delle settimane, l’intervallo di tempo tra i pasti può aumentare. 

Infatti, man a mano che il gattino cresce, il tempo tra una poppata e l’altra si dilaterà fino ad arrivare alla fase dello svezzamento, che avviene intorno alla quarta-quinta settimana di vita.

In questa fase ci sarà il passaggio graduale dal latte ai cibi solidi prediligendo gli alimenti umidi (mousse, patè, fluidi…) e col passare dei giorni, si andranno a ridurre le dosi di latte per completare lo svezzamento.

In quali altri modi possiamo essere d’aiuto ai gatti rimasti orfani?

Oltre al controllo della temperatura e all’alimentazione, un neonato va supportato nelle funzioni di urinazione e di defecazione che normalmente svolgerebbe la mamma leccandolo.

Possiamo aiutarlo tramite la stimolazione nella zona anale e genito urinaria con un batuffolo di cotone inumidito con dell’acqua tiepida. È importante stimolare il neonato dopo ciascun pasto, prendendo nota di eventuale stitichezza che, se persistente, andrà affrontata con l’utilizzo di un clistere appositamente somministrato da personale veterinario.

Un altro aspetto fondamentale, quando ci si prende cura di un neonato, è il monitoraggio del peso. Se si nota che c’è una perdita di peso, bisogna immediatamente preoccuparsi e provvedere ad individuare il problema.

I gattini sono neonati a rapido accrescimento infatti, durante un regolare accrescimento dovrebbe aumentare di 10-15 grammi al giorno.

Prendersi cura di un neonato in modo amorevole e attento è faticoso, richiede un impegno continuativo di giorno e di notte, ma se svolto nella maniera corretta, dona delle soddisfazioni grandissime e perché no, con l’esperienza, potremmo aiutare altri gatti.

Dott.ssa Miriam Sauro

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